Guglielmo Murari, il re delle carte da gioco baresi


di VITTORIO POLITO –
Il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche (1844-1900), sosteneva che «Nel vero uomo è nascosto un bambino che vuole giocare». Il gioco infatti è nato quasi sicuramente con l’uomo, il quale deve aver sentito spesso l’esigenza di dedicarsi a qualche passatempo individuale o comune e le carte da gioco hanno probabilmente colpito il segno.

Carmelo Calò Carducci e Vito A. Melchiorre, nel loro volume “Le carte baresi”, (Collana Quaderni monografici del Comune di Bari, n. 12, Adda, 1996), ricordano come i giochi interessano i bambini sin dai primi mesi di vita. Molti reperti archeologici testimoniano spesso l’abbondanza di balocchi per i bambini e di strumenti diversi di svago per i grandi, ma il nostro interesse è finalizzato alle carte da gioco.

Non si sa con certezza se le carte da gioco siano state inventate dai cinesi o se siano una derivazione indiana degli scacchi: sembra accertato che non sono state inventate in alcun paese d’Europa. È attendibile, invece, che gli Arabi le hanno diffuse verso la metà del secolo XIV in Spagna, e quindi nel mondo occidentale. I primi mazzi di carte da gioco furono i “naibi”, una sorta di carte per fanciulli costituite da una serie di figure istruttive, e un gioco, pure di carte, di origine araba, a base non figurativa ma numerale: la fusione di questi due giochi avrebbe dato origine ai tarocchi, ma la questione è alquanto incerta e discutibile.

Anche Bari ha contribuito alla diffusione di tali giochi con proprie carte dette “baresi”, derivazione dalle figurazioni di tipo trevigiano che anticamente avevano 13 carte per ogni palo. Quello che è attendibile è che nella nostra città verso la fine dell’Ottocento sorsero numerose fabbriche di carte, ma quella di Guglielmo Murari, considerato industriale intraprendente e “re” delle carte da gioco, si impose restando famosa.


Guglielmo Murari nel 1895 fu insignito dell’onorificenza di cavaliere della Corona d’Italia e nel 1911 quella “Al merito del lavoro”. Nel 1916 invece il competente Ministero chiese a Murari di studiare la possibilità di ridurre i numerosi tipi di carte regionali in uso.

Ricordo le sedi degli stabilimenti: Via Sparano n. 127 e 129 angolo Piazza Ateneo (attualmente Piazza Umberto) n. 6 e 10, Via Cavour dal n. 196 al n. 204 (angolo Via Zuppetta), e quello sulla via vecchia di Valenzano, oggi Via Re David, di 20.000 metri quadrati (siamo nei primi anni del 1900). Quest’ultima azienda che contava 100 macchine e 200 dipendenti, giunse a produrre due milioni e mezzo di mazzi di carte l’anno, consentendo all’Erario di incassare fino a 300.000 lire di bollo l’anno, recuperando così molti consumatori del prodotto del contrabbando. Murari volle anche promuovere la fondazione di un’Associazione di mutuo soccorso fra i dipendenti dell’azienda. Morì a Bari il 2 marzo 1937 e con lui cessò anche la sua Azienda.

La pubblicazione citata fa sapere che lo stabilimento Murari di Bari in poco tempo diventò la più famosa fabbrica di carte da gioco italiana. Il volume si presta a più tipi di lettura, quello della storia, del racconto-descrizione e quello delle immagini. Gli autori riescono molto bene nell’intento. «È uno dei modi migliori per dialogare con i cittadini, per trasmettere loro un senso di attaccamento alla baresità che non vuole essere in alcun modo campanilismo, anzi è l’esempio concreto di come ci si possa riappropriare del nostro passato recente; di come si possa donare, a chi barese non è, il segno della “civiltà creatrice” che l’uomo, specie nelle realtà locali, sa esprimere effettivamente».
Guglielmo Murari, il re delle carte da gioco baresi Guglielmo Murari, il re delle carte da gioco baresi Reviewed by Alessandro Nardelli on novembre 13, 2021 Rating: 5

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