Le aspettative e la realtà della Cop26


di MARIO TAMBORRINO - Nelle settimane passate ci siamo occupati di raccontare ciò che è successo alla 26° Conferenza delle Parti di Glasgow organizzata dall’Onu per discutere e lavorare sull’emergenza climatica. Forse poche volte una manifestazione è stata introdotta dal tipo di dichiarazioni con cui è stata introdotta la Cop26: i leader e i tecnici che vi hanno partecipato hanno esplicitamente parlato di salvezza del pianeta e del futuro delle nuove generazioni, usando toni a forti tinte drammatiche che, al netto degli argomenti, non è usuale vedere accostati a un summit di questa portata e con certi ospiti.
 
Per tutta la durata del vertice, come per il G20, sono aleggiate le parole di Greta Thunberg, il “bla bla bla” con cui ha accusato i potenti del mondo di parlare molto, ma di fare ben poco di concreto, diventato un motivo ripetuto nelle manifestazioni ambientaliste registrate in tutto il mondo. Ed è stato difficile non riprenderle alla luce della conclusione del summit quando sono affiorate le disattese e le contraddizioni con le intenzioni iniziali, le quali hanno generato una profonda ondata di delusione generale.

È lecito indignarsi? Sì. C’era da aspettarsi una tale conclusione? Sì. Perché è parte di un atteggiamento disilluso credere a un cambiamento di rotta del modo di intendere l’energia che sia immediato e radicale. Tanto più se, come sta succedendo in questo periodo in Europa, si fronteggia una crisi energetica risultato di una “tempesta perfetta”, come definiva correttamente giorni fa un quotidiano italiano, che impedisce di attuare al momento una corretta transizione ecologica. E questo è solo un esempio su tanti.

Ma più di tutti pesa la mancanza di multilateralità, che tanto era stata auspicata già dal G20 di Roma, se paesi come India e Cina hanno dichiarato il loro diritto a un benessere che sia quanto più simile al modello occidentale, a sua volta raggiunto sfruttando oltre pieno regime le risorse del pianeta.

L’anno prossimo la Conferenza si svolgerà in Egitto e si è già deciso che si discuterà dei punti lasciati, per così dire, in sospeso a Glasgow, come i contributi portati da ciascun paese per raggiungere la neutralità carbonica. La domanda viene spontanea: per quanti sforzi possa fare la maggioranza delle Parti, basteranno perlomeno a equilibrare i piani di quei pochi che sono responsabili di quei comportamenti che si vorranno combattere anche alla Cop27? E basterà un anno perché ci si convinca a cambiare questi ultimi?
Le aspettative e la realtà della Cop26 Le aspettative e la realtà della Cop26 Reviewed by Alessandro Nardelli on novembre 22, 2021 Rating: 5

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