La Commissione Europea vuole regolamentare i lavoratori delle piattaforme digitali


di MARIO TAMBORRINO - Nella giornata di ieri, la Commissione Europea ha presentato un documento di 44 pagine sulla regolamentazione del lavoro per gli operatori delle piattaforme digitali: si tratta di un primo tentativo di porre dei termini concreti alle forme di lavoro inerenti alla "gig economy", cioè integrate in un modello economico in cui i lavoratori svolgono attività autonoma, freelance o dai contratti temporanei, ma prestano i propri servizi ad aziende e privati.

La riforma, se approvata, cambierà in maniera significativa le regole del lavoro per rider e driver, rispettivamente i fattorini che fanno servizio di consegna a domicilio attraverso piattaforme come Glovo e Just Eat e gli autisti di servizi taxi come Uber, che mette in contatto privati autisti e passeggeri.

Attualmente, in Europa, ci sono 28 milioni di lavoratori impiegati in circa 500 piattaforme digitali, che, per ora, fungono sostanzialmente da intermediari tra lavoratori e clienti. A una prima stima, sarebbero circa 5 milioni e mezzo i lavoratori classificati in maniera errata, perché, pur avendo contratti da lavoratori freelance, svolgerebbero turni e mansioni come se fossero dei dipendenti.

È una controversia che c’è stata quasi da sempre, ma che certamente, il contesto della pandemia ha contribuito ad evidenziare, dato che negli ultimi due anni le piattaforme digitali che mettono in contatto potenziali lavoratori con aziende, o direttamente con Q clienti sono state usate ancora di più, intensificando, di conseguenza, il lavoro degli operatori.

La proposta della Commissione Europea, che nel documento stesso dichiara di operare in linea con gli obiettivi dell’Unione per garantire il benessere di tutti i lavoratori, pone di fatto cinque criteri base con cui un ente si può identificare come datore di lavoro: si determina il livello di remunerazione, si supervisionano le prestazioni del lavoratore tramite sistemi elettronici, si restringe la libertà di poter scegliere le proprie ore di lavoro, vengono imposte regole precise sul vestiario del lavoratore. Si limita la possibilità di costruirsi una propria clientela o di lavorare per qualcun altro. Qualora una piattaforma rispettasse almeno due di queste condizioni, sarebbe da considerare a tutti gli effetti come datrice di lavoro e regolarsi con una normativa standard. Si dovrà comunque attendere per un’eventuale entrata in vigore, considerando le discussioni in Parlamento e presso i governi dei singoli stati membri e considerando anche ciò che potrebbero confutare le piattaforme.
La Commissione Europea vuole regolamentare i lavoratori delle piattaforme digitali La Commissione Europea vuole regolamentare i lavoratori delle piattaforme digitali Reviewed by Alessandro Nardelli on dicembre 10, 2021 Rating: 5

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